Posseduta da Cary Grant ed Elvis Presley, questo “uovo su quattro ruote”, come il piccolo veicolo fu descritto fin dall’inizio, rappresenta il clou del fenomeno Bubblecars, macchine-bolla, così chiamate per le loro forme sinuose associate a ridottissime dimensioni e di cui l’Isetta rappresenta l’apice di una produzione che in quegli stessi anni comprendeva nomi quali Heinkel & Troian, Janus, Ladybird, Messerschmitt, Peel Trident, Shelter e Velorex.
Essenzialmente legata all’avventura di un industriale italiano nel mondo dell’automobilismo, Renzo Rivolta, l’Isetta rappresenta l’affermarsi di un nuovo design in fase sperimentale già in adozione nella produzione industriale degli anni cinquanta.
Successivamente fu ceduta alla BMW, alla quale i Rivolta avevano concesso la licenza di produrre il mitico “ovetto” a partire dal 1955 e che ne determinò la rinascita con la rispettabile produzione di 162.000 esemplari.
L’opposto accadde con la Messerschmitt, nota fabbrica di aerei da caccia, che diede licenza all’italiana MIVAL di Gardone Valtrompia per la produzione del MIVALINO.
Indubbiamente la microcar più simpatica e famosa al mondo, aiutata anche dal cinema e da autori quali Wim Wenders nella sua Lisbon Story, la straordinaria Isetta nacque in realtà dall’idea dell’ing. Ermenegildo Preti che diede forma a questa gloriosa vetturetta la cui produzione fu avviata dalla Iso Rivolta, una fabbrica di frigoriferi e scaldabagni, la Iso-thermos, fondata a Genova nel 1939.
Il passaggio alla produzione automobilistica fu graduale. La minuscola Isetta, lunga 2,28 metri e larga 1,38, era infatti una via di mezzo tra un'automobile ed una motocicletta, uno scooter cabinato con quatto ruote, le cui due posteriori ravvicinate, e un motore bicilindrico di 250cc di derivazione motociclistica. Le caratteristiche più curiose della Isetta erano la linea ad uovo e l'abitacolo (per 2 persone) con un’unica porta frontale inglobante anche parabrezza e volante, per l’accesso dei passeggeri.
Ma era in città che queste Bubblecars davano il meglio di sé: Fritz Fiedler, allora responsabile dello Sviluppo veicoli di BMW, diede ai giornalisti questo consiglio sul modo di parcheggiare l’Isetta: «Si entra nell'area di parcheggio perpendicolarmente al cordone del marciapiede, si parcheggia e si esce dal davanti, poggiando i piedi direttamente sul marciapiede».
Questo tipo di automobile dalle dimensioni ridottissime e dai mini consumi di carburante, rappresentava già allora la “soluzione ideale del problema della mobilità per chiunque avesse bisogno di un veicolo agile e facilmente manovrabile, con costi di esercizio ridotti e facile da parcheggiare”.
Il fenomeno affascina dunque essenzialmente per la rivisitazione di un progetto intrinsecamente fallimentare o destinato irrimediabilmente al tramonto nel giro di quindici anni per una spietata concorrenza della grande industria automobilistica, ma intriga per il radicamento in Europa di un’idea e della creatività italiana nell’immediato dopoguerra.
La produzione di Bubblecars rappresenta inoltre oggi una risposta interessante nell’attualità ai problemi di mobilità nelle grandi città, un fenomeno propriamente europeo che provocò interesse e investimento nei maggiori paesi del vecchio continente, e che ancora oggi non cessa di richiedere soluzioni innovative.
Cristiano Rosponi
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